Radici (Roots) in Romagna

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Ai tempi in cui la tecnologia galoppa più veloce delle nostre mani, sorge spontanea una domanda fondamentale per chi si occupa come noi di valorizzazione e riscoperta del territorio: riusciremo a mantenere indenni le nostre tradizioni dopo la generazione X?

Dalla generazione X alla generazione Z

Ovvero riusciremo a trasmettere ai nostri figli, la generazione Z, i valori, le usanze, i racconti, la cultura che era dei nostri genitori e prima ancora dei nostri nonni?

Per noi romagnoli che ci stringiamo intorno ad un tavolo, litigando per un cappelletto in più, per un bicchiere di sangiovese rosso sangue, per noi che accostiamo la buona tavola all’affetto nutrito da e per i nostri cari, il problema di questo passaggio generazionale andrebbe affrontato. Dimenticarci di parlare con i nostri figli, di raccontare dei nostri nonni, ovvero non tramandare oralmente la storia della nostra famiglia e della nostra terra vorrebbe dire strappare le radici ai nostri figli e lasciarli liberi di crescere comunque (il che sarebbe anche giusto, ma non senza il loro bagaglio indispensabile di chi sono e da dove vengono).

Casa che vai usanza che trovi

Parliamo di cappelletti per esempio… A casa mia ( eh, sì, bisogna dirlo, si fanno addirittura diversi in case tra loro vicine, la loro preparazione dipende-va dalle radici ed abitudini dell’azdora – home manager) si fanno a forma di cappello del prete, tipo quello di Don Camillo, grandi e gonfi, e guai a farli diversi… oppure facciamo gli strozzapreti… dal cui nome e dalla cui forma si evince ancora una volta di quanto il clero stesse particolarmente simpatico (specialmente ai contadini), ma la cosa si potesse esprimere solo in “maniere traverse”!!! Ma chi dei nostri figli lo sa? Quanti di noi fanno pasta in casa ed insegnano a fare? Oppure il dialetto…. Ci proviamo a mantenere questa nostra lingua madre che porta le influenze di tutte le dominazioni avute nel corso degli anni e quindi trasuda la nostra origine?

Distanze sostenibili

Conosciamo i racconti e le storie contadine, conosciamo i nomi dei vecchi arnesi dei nostri nonni, conosciamo i signori che hanno dominato le nostre città, o ci fermiamo solo a guardare ed a pensare al nostro quartiere, facendo fatica, ancora più fatica a superare il confine della nostra città o addirittura spingerci in tutta la Romagna ( e quanti mai chilometri dovremo fare)? Andiamo in vacanza tanto lontano, ma a volte siamo incapaci di vedere ciò che abbiamo a 20 chilometri…

Radici Roots

Quante domande ancora ci faremo prima di capire che, anche se siamo in piena globalizzazione innovativo tecnologica e l’inglese è un must per tutti, la nostra cultura tradizionale nel suo insieme (storia, enogastronomia, usanze, tradizioni, etc..) è la nostra radice che MAI andrà strappata.

Consapevoli dell’arduo cammino che abbiamo deciso di intraprendere, noi di Romagna Corner ce la mettiamo tutta e ci auguriamo di riuscire a coinvolgere più gente possibile per portare avanti questo enorme progetto di VALORIZZAZIONE DELLA ROMAGNA. Anche da una generazione all’altra.

Alessandra Sbaraglia

Immagine in evidenza: foto di Bruno Vittori, Selbagnone Forlimpopoli (FC), 1952, tratta dal libro “Una volta in campagna” di Radames Garoia

Guarda il nostro progetto http://soip.it/Romagna-Corner.php